SAN GIOVANNI, NEONATO MORTO PER LATTE IN VENA. SOSPESO PRIMARIO
lug 25, 2012 | Commenti 0
La direzione generale dell’azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata ha deliberato la revoca dell’incarico ad interim della dottoressa Caterina De Carolis di direttore dell’Unità operativa complessa di Neonatologia: è quanto si legge in una delibera firmata oggi dal direttore generale dell’ospedale, Gian Luigi Bracciale.
”Alla luce dei recenti avvenimenti -’ si legge nel documento – questo provvedimento ‘si rende opportuno e necessario al fine di assicurare continuità al sistema assistenziale e al fine di garantire il più possibile un clima di tranquillità e di assoluta proficua e sicura attività alla Uoc di Neonatologia.
La De Carolis, si ricorda nel documento, era stata nominata direttrice ad interim di Neonatologia lo scorso 7-12-2011, dopo il recesso dal servizio del dirigente precedente. Ora è stata revocata dal suo incarico ad interim anche se, nel giorno della morte di Marcus, lei era in ferie.
Il sospetto più atroce è contenuto nelle pagine della relazione che gli ispettori del ministero della Salute, dopo 7 ore di indagini nell’ospedale San Giovanni Addolorata, hanno consegnato ieri al ministro Renato Balduzzi: “Da un esame di una relazione interna emergono suggestioni che sembrano indicare la volontà di nascondere quanto avvenuto ”. Secondo i dati, insomma, qualcuno avrebbe provato a far passare sotto silenzio la morte del piccolo Marcus.
“Se ho avuto l’impressione che qualcuno volesse minimizzare o nascondere qualcosa? No. E’ una regola che esiste, e che io ho seguito: segnalare alla Procura tutti quegli eventi che non sono ‘normali’”, ha replicato il direttore generale dell’ospedale Gian Luigi Bracciale.
Per il senatore del Pd e presidente della commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale Ignazio Marino si è trattato di “un errore drammatico le cui responsabilità vanno indagate a fondo. Il bambino non ha avuto tutte le garanzie di sicurezza delle cure a cui aveva diritto. Si trovava, inoltre, in unaincubatrice senza bilancia, obsoleta e poco sicura, il tutto aggravato dal fatto che l’ospedale non dispone di tubicini dai colori differenti a secondo dell’uso che se ne deve fare”.
Sono sei i medici e tredici gli infermieri indagati per la morte del neonato all’ospedale San Giovanni Addolorata. La piccola vittima, Marcus Johannes, un mese di vita, è morto dopo che gli è stato iniettato in vena del latte al posto dei farmaci. .
I FATTI – Il piccolo Marcus nasce il 29 maggio scorso: la madre, una domestica filippina, era stata abbandonata dal suo compagno e aveva pensato più volte di interrompere la gravidanza o darlo in adozione. Il piccolo, poi nasce di sole 29 settimane anziché 40, è viene immediatamente trasferito dall’ospedale “Giovanbattista Grassi” di Ostia al reparto di neonatologia del San Giovanni, in terapia intensiva. Il bimbo, nel corso di un mese di degenza, prende un pò di peso e arriva a 800 grammi. Mercoledì 27 giugno, dopo essere stato pesato, viene ricollegato ai tubi e succede l’inconcepibile: il sondino del latte artificiale, che dovrebbe entrargli nel naso viene scambiato con quello della soluzione lipidica. Il piccolo inizia a stare male e muore venerdì 29, giorno dei Santi Pietro e Paolo, con la capitale quasi completamente deserta per il ponte.
Dei direttori sanitari dell’ospedale uno, Salvatore Passafaro, è in ferie, l’altro, Gerardo Corea, è al lavoro e a questo punto i misteri si moltiplicano: sia Corea che il direttore generale, Gian Luigi Bracciale, vengono informati di quello che è accaduto solo il lunedì successivo, 2 luglio. “C’è stato qualcosa che non mi è piaciuto – ammette Bracciale – non ho capito bene dove è avvenuto l’intoppo, ci penserà il magistrato”. Sta di fatto che il giorno dopo, martedì 3 luglio, il professor Bracciale firma l’autodenuncia alla procura e sollecita immediatamente una relazione interna.
Lo stesso giorno viene celebrato il funerale del bimbo e, su disposizione dei familiari, la piccola salma viene destinata alla cremazione. Le procedure, fortunatamente, sono lunghe e farraginose: il pm la blocca (se il corpo fosse stato bruciato l’indagine, di fatto, sarebbe stata impossibile) e dispone l’autopsia che è già stata effettuata. Il 19 luglio, la relazione interna viene consegnata al direttore generale che la gira in procura ma, nel frattempo, a via dell’Amba Aradam arrivano i carabinieri del Nas che sequestrano tutto: cartelle cliniche, documenti, relazioni e apparecchiature. Le prime sospensioni cautelative dei medici e paramedici arriveranno nei prossimi giorni. Il resto è un’inchiesta fatta di perizie e controperizie, una verità che sarà quasi certamente solo parziale e tanti dubbi che, forse, non saranno mai chiariti.
IL MINISTRO BALDUZZI INVIA GLI ISPETTORI – Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, una volta appresa dalla stampa la notizia, ha disposto l’invio immediato di ispettori all’ospedale San Giovanni per acquisire tutte le informazioni sulla decesso del bambino di pochi giorni che sarebbe morto per un errore dovuto allo scambio tra una flebo di soluzione fisiologica con del latte. Gli ispettori dovranno chiarire anche il motivo del ritardo nella denuncia da parte del personale sanitario.
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