PIANO REGOLATORE SOCIALE, PROGRAMMAZIONE CONTRO LOGICA EMERGENZIALE
giu 26, 2012 | Commenti 0
Di Sveva Belviso* – Tratto da “Oltre l’assistenzialismo: i nuovi servizi sociali a Roma”, documento presentato agli Stati Generali del Sociale:
“Dai valori di base sottesi all’azione amministrativa derivano poi alcuni principi operativi che hanno rappresentato un altro elemento di rottura con il passato; il primo è la concretezza, dunque abbiamo cominciato col restituire la giusta attenzione al Piano Regolatore Sociale, documento di programmazione triennale, che stabilisce le linee guida degli interventi sociali. Nell’autunno del 2011 la Giunta Capitolina ha così votato un Piano che oggi è all’esame dell’Assemblea Capitolina. Questo documento è stato frutto di un lungo processo di partecipazione cittadina, portato avanti valorizzando fortemente il contributo della popolazione residente, del Terzo Settore, dei Municipi che oggi per la prima volta vedono i loro Piani Sociali di Zona entrare a far parte del Piano cittadino.
Da quello che era un “libro dei sogni” si è passati ad un documento pratico, che indica strategie di lavoro e atti appropriati per ogni settore dell’attività sociale. Il primo passo per la costruzione del nuovo Piano è stata l’analisi dei dati come elemento a supporto per la produzione di ipotesi progettuali: ciò ci ha consentito di studiare la realtà demografica e socioeconomica della città di oggi, interpretando anche il trend per il futuro; grazie a questa analisi abbiamo potuto verificare che sulla città i servizi sociali non vengono erogati allo stesso modo in tutti i municipi e l’efficienza non è una caratteristica presente ovunque. Da qui la scelta degli obiettivi del Piano, ovvero il rifiuto dell’assistenzialismo, l’attenzione alla programmazione ed all’efficientamento dei servizi, l’attenzione al bisogno delle persone e delle famiglie di cui fanno parte, l’equità sociale come criterio di distribuzione delle risorse sul territorio, l’abbandono della logica emergenziale nella gestione quotidiana degli interventi.
Il cammino di lavoro per la costruzione del Piano Regolatore Sociale ha visto la partecipazione di circa 2000 persone, in rappresentanzadell’associazionismo, della cooperazione, dei servizi sociali capitolini,delle ASL e della società civile; in un anno di lavoro i valoriispiratori del piano hanno condotto alla formulazione di un documento contenente 12 allegati tematici, i 19 Piani di Zona Municipali, il piano di programmazione delle azioni del Dipartimento Politiche Sociali ed il piano Regolatore delle dipendenze. Caratterizzato da una particolare attenzione al miglioramento della qualità dei servizi ed alla pianificazione economico – finanziaria il Piano è suddiviso in 4 macroaree che contengono 20 obiettivi operativi, articolate in 102 azioni pratiche.
Di questi provvedimenti alcuni sono destinati a cambiare nel tempo il volto dei servizi sociali a Roma: parliamo della Riforma del Sistema Accreditamento degli enti gestori, che indica nuove regole da seguire alle aziende che vogliono erogare servizi sociali in convenzione con Roma Capitale; un altro provvedimento importante è la Riforma del modello di servizio di assistenza domiciliare a persone con disabilità, alle persone anziane ed ai minori in famiglia; poi è stato varato nel PRS anche il processo riorganizzazione dei Centri Sociali per Anziani; l’introduzione della compartecipazione dei cittadini alla spesa sostenuta dall’Amministrazione per l’erogazione dei servizi, è stato infine ritenuto un elemento indispensabile di equità sociale; in questo caso la verifica delle effettive condizioni socioeconomiche della persona e della famiglia di appartenenza, ottenuta grazie all’ISEE assicura una richiesta equa e confacente alle possibilità dell’utente, al contempo garantendo l’allargamento del servizio ad una fascia più ampia della popolazione. Come abbiamo già affermato il Piano Regolatore Sociale al momento è al vaglio dell’Assemblea Capitolina, ma nel frattempo i suoi principi hanno ispirato le azioni compiute dall’amministrazione nel campo delle politiche sociali.
I provvedimenti citati poggiano in principi come solidarietà e sussidiarietà, funzioni della cittadinanza attiva, ma anche sulla dimensione comunitaria quale garanzia di appartenenza e riconoscimento della persona nel suo valore costitutivo: essi rappresentano il filtro teorico e culturale di ogni atto compiuto in questi anni”.
*Vicesindaco Roma Capitale
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