CASO PERTINI, USB: PRESTO MOBILITAZIONI. INTERROGAZIONE IN REGIONE

Devono aspettare due mesi i pazienti in attesa di ricovero per subire interventi oncologici o cardiaci, ma i tempi si allungano a due anni se il caso è ritenuto ‘non urgente’. È ciò che accade all’ospedale Sandro Pertini, secondo una relazione riservata che il direttore del Dipartimento chirurgico ha inviato ai direttori generali dell’ospedale, della Asl Rm B e alla Regione Lazio. Le cause di questi pesanti ritardi negli interventi, che potrebbero causare nei pazienti “un grave peggioramento della prognosi”, sono da ricercarsi nella carenza di personale medico.

Nella relazione si parla del fatto che “le sedute operatorie esclusivamente dedicate al day surgery sono ormai soppresse dall’inizio dell’anno” e che “i tempi di trasferimento dei pazienti con indicazione ad intervento chirurgico dalle unità operative di medicina a quelle chirurgiche hanno raggiunto livelli che ostacolano il normale turnover dei ricoveri in area medica”. Inolte, “la scarsa disponibilità del servizio di consulenza anestesiologica per la preospedalizzazione crea ulteriori problemi nella valutazione dei casi più gravi”.

A causa del piano di rientro regionale, il personale del Sandro Pertini è stato notevolmente diminuito, problema che risulta particolarmente grave nei reparti di Anestesia e Rianimazione e in quello di Chirurgia generale. Per effetto del blocco del turnover regionale, tra i due reparti, sono stati 17 i medici ad andare in pensione negli ultimi nove mesi e a non essere sostituiti.

Per tutti questi motivi, è stata presentata un’interrogazione alla Regione Lazio. La direzione dell’Asl Rm B ha solo risposto con una “rimodulazione delle guardie chirurgiche”, che prevede di eliminare la guardia diurna di pronto soccorso, spostandola nei reparti.

Dal canto suo, il coordinamento aziendale dell’Usb ha rilasciato un comunicato in cui denuncia che “I Livelli Essenziali di Assistenza nella nostra azienda non sono più garantiti ormai da mesi ai cittadini che devono scontrarsi con liste di attesa interminabili, presidi che vengono chiusi, improvvise interruzioni di pubblico servizio, pronto soccorso sempre al limite del collasso. Alle gravi carenze di personale del comparto (infermieri,tecnici, ass. sociali, op. socio sanitari, ecc), ormai diventate insostenibili da tempo, si aggiungono ora quelle del personale medico specialistico, per l’effetto perverso dell’azione del piano di rientro dal deficit della Regione Lazio e del perdurare del blocco delle assunzioni sancito a livello governativo”.

“Per questo – continua la nota – il Coordinamento Aziendale dell’Usb, oltre a produrre un proprio percorso di lotta, appoggerà tutte quelle mobilitazioni ed iniziative che la RSU deciderà di mettere in campo in modo unitario,compreso lo sciopero generale aziendale, che intendano: opporsi al massacro della sanità pubblica, portata avanti ormai in modo scientifico, con queste operazioni di taglio drastico dei servizi, a tutto beneficio di quella privata. Denunciare e arginare lo sperpero di risorse pubbliche prodotto da appalti, esternalizzazioni e allegre consulenze a danno delle tasche di tutti i cittadini. Fermare la piaga del precariato rivendicando la stabilizzazione di tutte le tipologie di lavoratori coinvolti (tempi determinati,interinali, cooperative,contratti atipici, ecc). Imporre l’assunzione immediata di tutto il personale necessario a garantire i L.E.A”.

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