“CARO” GOVERNO, PRIMA DI PRETENDERE LE TASSE RICORDATI DI PAGARE

Di Vincenza Foceri – L‘Ocse parla di recessione, un Pil che arretra ancora, l’Istat ci dice che il potere d’acquisto delle famiglie cala a picco e il Governo Monti continua a chiederci soldi. Tasse e rincari sono all’ordine del giorno ma qualcuno dovrebbe dire al “caro” esecutivo tecnico che prima di pretendere bisogna pagare a propria volta. E’ per colpa dei ritardi dei pagamenti dello Stato, infatti, che spesso le aziende sono costrette a chiudere, a mandare a casa gli operai. E’ un cane che si morde la coda e vale anche per i pagamenti degli enti locali. Se la Regione deve soldi a Roma Capitale ma lei a sua volta li aspetta dallo Stato alla fine si crea un circolo di insolvenze che preclude pagamenti a tutti i livelli, dalle ditte che fanno lavori per il settore pubblico ai dipendenti, e rende necessari tagli ai servizi essenziali, dalla mobilità all’assistenza.

I suicidi degli imprenditori a Roma, negli ultimi giorni, ci hanno davvero molto scosso. La crisi economica sta producendo un massacro tra le piccole e medie imprese italiane e ce lo ha confermato in un’intervista anche il presidente della Cna Roma. Il Governo non può ignorare quello che sta succedendo nel paese e pensare solo a far contenta l’Europa, a far quadrare i suoi conti. I comuni, ente più vicino al cittadino, sentono di più la rigidità di un sistema che chiede ma non dà. Dice bene il sindaco Alemanno che con il suo sfogo da voce ai problemi dei comuni di tutta Italia: “Senza l’allentamento del Patto di stabilità e la possibilità di erogare pagamenti, si crea un effetto combinato e disposto tra tasse che aumentano e pagamenti che non vengono erogati. Bisogna almeno introdurre la possibilità di compensare tra tasse e pagamenti da parte delle Istituzioni pubbliche. Perché di fronte a 65 miliardi di arretrati nei pagamenti lo Stato non può pretendere di esigere le tasse”, ha spiegato  Alemanno sul suo blog. E come dargli torto! Un problema questo che deve essere risolto per evitare di avere altre “vittime della crisi” che devono gravare anche sulla coscienza di chi ci governa.

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