CAOS METRO B1? LE CAUSE VANNO RICERCATE NELLO SCIOPERO POLITICO

Di Paola Ambrosino – Il 13 giugno è stata inaugurata la metro B1, la nuova diramazione che collega Piazza Bologna a Conca d’oro, passando per piazzale Annibaliano e viale Libia. Il 14 giugno, appena un giorno dopo, sono stati registrati malfunzionamenti, ritardi e sospensione dei servizi che si sono susseguiti a singhiozzo fino ad oggi. Questa mattina, infatti, sono stati segnalati pesanti disservizi su ben il 50 per cento delle corse, sia sulla linea B/B1 che sulla linea A. Centinaia di passeggeri e pendolari, piuttosto esasperati, hanno atteso sulle banchine fino a 20 minuti.

E, come al solito, il dito è stato immediatamente puntato contro l’amministrazione capitolina e contro il sindaco Gianni Alemanno. A ben vedere però, oggi, così come nei giorni scorsi, la responsabilità dei ritardi va attribuita allo sciopero selvaggio dei macchinisti della Cgil i quali, senza essere autorizzati e senza aver dato alcun preavviso, hanno incrociato le braccia in massa. A monte della mobilitazione, i lavoratori hanno parlato della loro avversione ai “turni straordinari” e, in alcuni casi, hanno avanzato futili motivazioni come “il cattivo odore nelle cabine di pilotaggio dei convogli”.

Ogni novità, anche se migliorativa, implica una certa confusione iniziale. La deviazione di 41 autobus, applicata oggi a seguito dell’avvio della tratta metropolitana B1, non poteva non avere ripercussioni. I passeggeri ovviamente sono abituati a determinati percorsi e, vedere da un giorno all’altro che tutto è cambiato, causa confusione e spaesamento. Se a questo poi si aggiunge la protesta selvaggia dei macchinisti, ecco arrivato il caos.

Le motivazioni dello sciopero dei macchinisti sembrano piuttosto deboli. Con la crisi economica del momento, l’aumento di tasse e accise, e le crescenti difficoltà nel trovare un posto di lavoro, appare stridente il coro dei macchinisti! In questo senso, la loro protesta sembra più una forma di opposizione politica piuttosto che di rivendicazione dei propri diritti.

Il punto poi, è che a rimetterci sono come al solito i romani, ai quali più che l’accanimento contro sigle politiche, interessa raggiungere il posto di lavoro in tempo e senza disagi.

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